Rete delle Donne per la Solidarietà
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Home - I progetti - Progetti da sostenere - Lamponi di pace (00064) -

Lamponi di pace (00064)

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Gruppo promotore

La Zemljoradnicka Zadruga Insieme Bratunac Sa P.O (Cooperativa Agricola Insieme di Bratunac) nasce a Bratunac nel maggio 2003 da un'idea di ICS Bosnia per coltivare piccoli frutti nell'area del fiume Drina, in Bosnia Erzegovina. La cooperativa riunisce produttrici e produttori bosniaci, sia serbi che musulmani, e si propone di sostenere la ripresa economica del Comune di Bratunac e di quelli limitrofi, come pre-condizione per la rinascita del dialogo tra le comunità che qui risiedono.
La collaborazione tra La Ventessa, associazione di donne per sviluppo eco-sostenibile, e Cooperativa Insieme è nata nel 2004 e si è consolidata negli anni grazie alle attività dei progetti "Vivai" e "Irrigazione".

Sede dell'intervento

Bratunac Bosnia and Herzegovina

Periodo

da 01/01/2007 a 31/12/2008

Descrizione

"Lamponi di Pace" è un progetto che, attraverso obiettivi di sviluppo economico, mira a supportare il ritorno dei rifugiati e a ricostruire le condizioni per una convivenza multietnica.
"Lamponi di Pace" rientra in un programma pluriennale più ampio che ha già visto la realizzazione di vivai, aperti e in serra, per la produzione di piantine di buona qualità e per l'introduzione di nuove varietà e la realizzazione di impianti sperimentali di irrigazione e di surgelazione.
Con questa linea d'azione si promuove la costruzione di un laboratorio di trasformazione della frutta in marmellate, composte e sciroppi. Da una parte per diversificare la produzione della cooperativa, che potrà offrire oltre al prodotto fresco o surgelato, anche il prodotto trasformato con un margine di guadagno superiore, dall'altro per cercare di incrementare e dare maggiore stabilità all'occupazione creata dalla cooperativa che è soggetta a stagionalità.
Il progetto prevede per il primo anno l'adeguamento dei locali e l'acquisto dell'attrezzatura indispensabile per avviare la produzione e fare consistenti prove di lavorazione e messa a punto della linea produttiva.
Per il secondo anno il completamento dell'attrezzatura e l'organizzazione del magazzino di stoccaggio.
E' prevista inoltre una parte di formazione ai dipendenti su conservazione, stoccaggio, commercializzazione, vendita e marketing dei prodotti.

Obiettivo generale

Appoggiare il ritorno dei rifugiati e la convivenza multietnica nella regione Bratunac-Srebrenica attraverso la riattivazione dell'economia rurale su base sostenibile e la creazione di un sistema microeconomico basato sulla coltivazione domestica di frutti di bosco nelle piccole fattorie di famiglia, unite in cooperativa.
PERCHÉ LA COOPERATIVA? - Perché non basta solo tornare. Ci vuole una casa. E chi ha la casa ma non ha lavoro non può vivere.
Tra coloro che sono ritornati la maggioranza è costituita da donne vedove o con il marito invalido e figli a carico (1080 madri capo famiglia vivono nel Comune di Bratunac). Unite in cooperativa si sentono più forti e possono liberarsi dalla paura.
Sia i ritornati, sia i loro vicini, sono consapevoli che per risolvere i problemi comuni è necessario riattivare insieme la produzione tradizionale della loro zona. Questo, quindi, non è solo un progetto economico perché la ricostruzione richiede la cooperazione, la cooperazione significa ricreare condizioni di fiducia e confidenza e la confidenza si può costruire solo con il dialogo ed ascoltando altre esperienze.
PERCHÉ I PICCOLI FRUTTI?
- perche è la cultura tradizionale dell'area,
- non richiede grande forza fisica e così può essere praticata anche dalle donne sole e dalle famiglie con membri in età avanzata,
- con pochi investimenti una famiglia può diventare economicamente autonoma,
- nel mercato mondiale c'è una grande richiesta di lamponi e piccoli frutti,
- perche i lamponi TRASFORMANO la parola RITORNO nella parola RESTARE, in quanto ogni pianta di lampone darà frutti per almeno dieci anni, costituendo così, per i coltivatori, un incentivo a rimanere.

Contesto e giustificazione

BRATUNAC si trova lungo il versante ovest del fiume Drina, che segna il confine tra la Bosnia - Erzegovina (Repubblica Srpska) e la Serbia. Grazie al clima ed alle particolari condizioni ambientali è diventata, nel tempo, una zona specializzata nella coltivazione dei piccoli frutti: fino al 1991 qui si producevano oltre 1500 tonnellate all'anno di lamponi, e quasi altrettante di more, mirtilli e fragole, che venivano raccolti, surgelati ed inviati agli impianti di trasformazione in Jugoslavia e all'estero da una cooperativa statale, che ora non esiste più.
LA GUERRA ED IL MASSACRO - Nel 1992, la zona divenne teatro di scontri etnici e cominciarono le evacuazioni, sia di serbi sia di musulmani. Verso la metà del 1992, i musulmani bosniaci fuggirono a Srebrenica, protetta dai caschi blu dell'ONU. La città, che accolse tutti i musulmani della regione, rimase sotto assedio fino all’11 luglio 1995, quando le milizie serbe se ne impadronirono e massacrarono tutti i maschi tra i 14 e i 60 anni. La mattina del 13 luglio si contarono circa 10.000 vittime; le donne e i bambini furono trasferiti nei campi profughi, dove ancor oggi sopravvivono.
Se il censimento del 1991 contava a Bratunac 33.575 abitanti, le ultime stime fatte nel 2006 indicano una popolazione ufficiale di circa 22.000 persone, anche se si presume che almeno 4-5.000 persone siano residenti solo formalmente a Bratunac, e continuino a vivere in altre zone del Paese (Sarajevo, Tuzla) oppure all’estero.
La pulizia etnica si è accanita anche sulle proprietà del “nemico”: a Bratunac 4221 case su 5205 sono state distrutte o danneggiate gravemente.
LA SITUAZIONE ATTUALE - La popolazione vuole ricominciare a vivere, consapevole che i problemi possono trovare una risposta solo nella convivenza e nell’agire comune verso la ricostruzione del tessuto socioeconomico.
Dal 2001, con l'avvio di politiche d'appoggio al rientro dei rifugiati, sono iniziati i lavori di riparazione e ricostruzione delle case e sono stati finanziati alcuni progetti di sostegno all'economia, con fondi UNDP, europei, della cooperazione bilaterale e di ONG europee e nordamericane.
Il miglioramento della situazione politica e di quella economica si è subito tradotto nell'aumento delle richieste di rientro da parte dei profughi, ancora ospitati in vari campi della Bosnia Erzegovina: 4300 le richieste di rientro depositate a dicembre 2002. Tra la primavera del 2003 e quella del 2006 i rientri e le ricostruzioni sono continuati a ritmi elevati, e si stimano ormai a quasi 8.000 i profughi rientrati, pari al 30% della popolazione musulmana pre-guerra.
Finora, però, solo il 2-5% delle famiglie ha un reddito sufficiente a soddisfare i propri bisogni (stime del Comune) e la mancanza di opportunità di lavoro sta facendo riprendere l’esodo verso l’estero o altri luoghi della Bosnia. La vita si regge su un’economia di sussistenza: gli orti e poche mucche per il latte e per il formaggio (che ognuno fa in casa). Solo la ripresa delle attività agricole su basi sostenibili potrà garantire un futuro a Bratunac e ai suoi abitanti.
La Cooperativa Insieme, grazie a questo progetto ed all’aiuto fornito dalla rete di amici/amiche di “Lamponi di Pace” è passata da 10 soci a più di 400 contadini associati in 3 anni e sta dando loro la possibilità di avere un minimo di reddito.

Obiettivi del millenio di riferimento

Promuovere l'uguaglianza di genere e l'empowerment delle donne;  Sviluppare una partnership globale per lo sviluppo; 

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